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Governi impotenti? Non proprio...

 


Continuando le riflessioni iniziate su questo blog e riprendendo anche ciò che è stato scritto da Luca, Diego e Fulvio:


I dati dimostrano che spesso le attività di governo (e del parlamento) influenzano le variabili economico-finanziarie meno di quanto non lo facciano cicli macro-economici generali. Tuttavia, è anche vero che il governo, il parlamento e gli enti locali hanno il potere (e la responsabilità) di produrre sistemi di incentivi che influenzano comportamenti individuali e quindi, cumulativamente, quelli collettivi. Sembra dunque sensato concludere che, nel lungo periodo, i sistemi di incentivi creati da governi e parlamenti generino effetti anche sostanziali.


Diviene allora interessante comprendere come poter misurare, nel breve periodo, gli effetti dei sistemi di incentivi prodotti da governi, parlamenti ed enti locali.

Inoltre, vista l’attuale situazione di svantaggio che l’Italia occupa nel panorama delle nazioni più industrializzate del globo, è opportuno domandarsi quali ne siano stati i sistemi di incentivi resposabili.


Sul primo quesito, la formulazione di una risposta necessita probabilmente di un’analisi approfondita sulle relazioni causali fra incentivi (singoli ed aggregati), comportamenti (individuali e collettivi) e risultati economici, finanziari, ambientali e sociali.


Sul secondo quesito (in parte correlato al primo), intuitivamente, sembra plausibile ipotizzare che le ragioni principali della condizione attuale dell’Italia siano riconducibili a:


1. Causa: Svariati decenni in cui il livello di concorrenza e di competizione sostanziale in molti settori dell’economia pubblica e privata è stato al di sotto di quello presente in molti paesi comparabili all’Italia. Effetto: Sono venuti meno gli incentivi necessari per raggiungere livelli di meritocrazia adeguati


2. Causa: Presenza diffusa della politica in economia. Effetti: i) Spesso più rilevante avere (o saper stabilire) contatti politici piuttosto che possedere altre capacità professionali; ii) Come per il punto 1. qua sopra, mancanza di incentivi forti per il raggiungimento di meccanismi meritocratici reali




Se le ipotesi esposte qua sopra sono vere, è allora naturale domandarsi se vi siano delle vie d’uscita e, se sì, quali esse siano.


Da un lato l’aumento della competizione, generato dai fenomeni di globalizzazione in atto, potrebbe fornire un incentivo al cambiamento nell’ambito della selezione delle persone e del valore relativo assegnato alle varie capacità personali e professionali.




Dall’altro lato, l’impoverimento della popolazione (e quindi, in generale, della nazione), potrebbe fornire l’incentivo all’avvio di meccanismi correttivi. Tuttavia, i centri di potere attuali non hanno incentivi in tal senso, dato che i redditi a loro destinati non sembrano diminuire. Di fatto, dunque, sono le classi medio-basse che attualmente pagano il prezzo dell’impoverimento dell’Italia. Questo meccanismo potrebbe portare all’estinzione della classe media e a far sì che la stragrande maggioranza dei redditi si concentri nelle mani dei pochi che i) governano; ii) legiferano; iii) gestiscono grandi imprese pubbliche e/o private; iv) svolgono professioni tenute in vita da una classe politica incapace di introdurre concorrenza e liberalizzazione; v) aziende private medio-piccole ‘amiche’ dei rappresentanti dei centri di potere e, conseguentemente, operanti in un regime di oligopolio.

 


GFM


GFM | 18-5-2008 | 21:14 | Link | Comments (8)


Io credo che la classe politica che controlla Italia non sia veramente interessata a cambiare il paese. Basta leggere i giornali e capire che il governo si focalizza spesso su questioni che non aiutano l'italia a riprendersi: per quanti mesi si e' parlato dei DICO, matrimoni gay ....etc ... abbiamo i soliti managers che gestiscono aziende pubbliche e che accumulano insuccessi ma nessuno li rimuove: Cimoli, CEO di FS -- Azienda che non ha mai generato profitti, e per il suo buon lavoro in FS e' stato spostato in Alitalia... Grande scelta

Alex | 18-5-2008 @ 23:38


Complimenti...molto bene fatto ma soprattutto molto pungente e sagace nei commenti!! Continua così!!

Alessandro Scala | 18-5-2008 @ 23:46


Il problema è prettamente storico.

Siamo un popolo che da millenni è stato abituato ad elemosinare, piuttosto che a lottare per ciò che gli spettava di diritto.

La frase eloquente, e sempre di attualità, resta "Franza o Spagna, purchè se magna"!

Non vedo all'orizzonte alcun barlume di volontà di cambiare.
Le ultime elezioni, in particolare il sistema elettorale con cui si è votato, ne sono la dimostrazione emblematica.

L'argomento è cmq. molto interessante, ma richiederebbe troppo tempo.

Saluti

Fabio | 19-5-2008 @ 11:12


Complimenti per le varie analisi veramente precise e laboriose.
Il problema, tuttavia, rimane nel fatto che la maggior parte degli italiani non è interessata a questi argomenti, nè disposta ad analizzarli, nè tantomeno gli interessa di migliorare la situazione della loro nazione.
Contemporaneamente i pochi governanti, fanno di tutto per mantenere la situazione tale, se non addirittura peggiorarla, ai fini del controllo dei disinteressati.
Saluti

Iak | 19-5-2008 @ 12:42


perchè non pubblicate più nulla? le vostre analisi sono interesantissime e soprattutto disinteressate.
Spero continuiate, io vi supporto

Dan | 19-7-2008 @ 13:57


L'Italia è il paese con gli stipendi più bassi d'Europa, con un terzo della ricchezza in mano alle mafie, una serie interminabile di stragi e omicidi eccellenti rimasti impuniti, col primato nella corruzione. Poco si può capire della storia economico sociale del nostro paese se nell'analisi si trascura la grande criminalità politico economica che prospera nell'oligopolio e a TUTTO è disposta pur di non cambiare.
Dov'è la libertà di mercato? Certamente qui no!!

Simone Severi | 11-9-2008 @ 12:43


sono d'accordo con Fabio,gli italiani tendono a guardare solo il proprio orticello,e chi ci governa se ne aprofitta.
Comunque se non verranno istallate centrali nucleari si rischia che da qui a breve un kg di pane venga a costarci 100 euro,sembra una cazzata ma purtroppo è cosi'.
una parentesi sulla CONSOB,dovrebbe vigilare sulle societa' quotate in borsa,chiusa parentesi.
E sulla magistratura e' meglio che non mi pronuncio.

paolo | 06-10-2008 @ 10:05


Io penso che la colpa degli italiani (quindi anche la mia) è che abbiamo sempre voluto delegare ad altri. Dall'Unità d'Italia, provenienti da una cultura contadina e semplice, abbiamo visto, accettato e talvolta condiviso quello che altri facevano per LORO, ringraziandoli delle briciole che ci lasciavano. Con l'avvento della Prima (ed unica) Repubblica le cose non sono cambiate e la DC rispecchiava la stessa accettazione del "ci pensa qualcun altro". Non per altro quasi il 50% votava in quella direzione, ma il 70% conosceva e condivideva il sistema di corruzione. Il gobbetto era bravo perchè sapeva farci vedere che qualcosa la faceva per noi. Ma con la Seconda (?) Repubblica tutto questo è cambiato. E le lobbies affaristiche sono entrate direttamente nel Palazzo. Quindi "tutto per loro e niente per gli altri". Prendendo esempio da Barack Obama dovremmo svegliarci, raccoglier quello che il nostro vicino ci può dare per far si che anche la sua voce si senta meglio. Liberi da ogni potere e soprattutto con il coraggio di sbagliare. Pensiamoci bene. Qui non è più una questione di Destra o Sinistra, Rosso o Nero. Qui è NOI contro LORO.

FRANCESCO CASELLA | 25-11-2008 @ 14:40



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