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Governi impotenti?

 


Un lettore attento ha posto una questione rilevante. Secondo le conclusioni preliminari raggiunte sino a questo punto, molte delle variabili analizzate sembrano non essere influenzate dai governi in carica.


La questione posta -- che condividiamo -- è: in molti casi, nel breve termine, è come si è concluso qua; ma in generale i governi hanno la capacità di rallentare e distorcere (o accelerare e indirizzare appropriatamente) --ossia di fornire precondizioni per l'agire privato individuale, con effetti forse molto grandi a lungo termine.


L'osservazione ci appare corretta e genera alcune domande supplementari:


1 - Quanto di ciò che accade in un Paese è effetto dell'agire publlico (e, conseguentemente, quanto è effetto dell'agire privato)?


2 - Il susseguirsi di governi con visioni contrapposte annulla di fatto gli effetti di quelle precondizioni di cui si è scritto sopra?


Attendiamo vostri commenti.


 


GFM | 04-5-2008 | 12:53 | Link | Comments (3)


A mio avviso i governi danno una "impronta" al clima generale. Mi spiego: una attenzione ai conti, all'evasione fiscale ed alle regole inducono un timore ed un'attenzione anche ai cittadini che può portare ad un incremento delle entrate fiscali nel lungo periodo ma anche ad una insofferenza che porta alla caduta del governo stesso. Il sistema è a retroazione (feedback) e si basa su delicati equilibri con reazioni che tendono a riequilibrare tutte le azioni poste in atto. L'azione di governo deve essere quindi coerente, costante e MISURABILE anche nel breve brevissimo periodo con sofisticati meccanismi di benchmark e probabilmente con una serie di nuovi indicatori (ok le privatizzazioni ma che vantaggio se ne ha se si passa da monopolio pubblico a monopolio privato ed i costi aumentano o l'efficienza diminuisce?)

Luca | 06-5-2008 @ 15:38



Aggiungerei: governi (e parlamenti) producono --continuamente-- soluzioni organizzative, ossia sistemi di incentivi, e, quindi, anche processi di selezione di persone, di comportamenti, di valutazioni, di metodi di lavoro; di qui, processi cumulativi virtuosi o, comunque, autocorrettivi (nei paesi con tradizioni di governo trasparente e accountable); diversamente altrove.

Diego | 07-5-2008 @ 19:29


Aggiungerei anche io qualcosa alle vostre interessanti riflessioni e ricerche sui governi--una citazione da un testo di Sergio Steve, fine studioso di problemi dell'economia pubblica: "L'azione dello Stato (o la sua inazione) devono essere valutate non soltanto per i loro effetti sopra tali grandezze [quelle della contabilità nazionale], ma per la loro influenza, a breve e a lungo termine, sull'ambiente naturale ed umano e sulle strutture e gli atteggiamenti sociali". Ho l'impressione che, in Italia, l'azione di governo tenda a trascurare il secondo aspetto.

Fulvio | 16-5-2008 @ 14:00



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